TF, pagare in "visibilità" e pagare per lavorare: 2 cose che il Make Up Artist deve fare per non essere truffato.


Il desiderio di arricchire il proprio curriculum vitae e il proprio portfolio commerciale e, non in ultimo, la necessità di pubblicare con costanza su Facebook ed Instagram materiale che testimoni la propria attività di truccatore può portare il neodiplomato o il Make Up Artist poco lungimirante a commettere degli errori molto gravi. 
In questo articolo analizzeremo le situazioni più comuni e cosa bisogna fare per non sbagliare. - A cura di Michela Zitoli

Una volta terminati gli studi accademici, ci si ritrova spesso completamente allo sbaraglio e in una situazione in cui non si sa esattamente cosa fare per raggiungere i propri obiettivi - sensazione comune anche a chi è tuttora freelance - con il forte desiderio di riuscire ad affermarsi e quello di riuscire a conquistare il proprio posto stabile nel favoloso mondo del Make Up.
La necessità di fare gavetta, che per un M.U.A. significa imparare a truccare ed esercitarsi su più persone possibili, abbinata a quella di dover e voler fare determinate esperienze sul campo in diverse situazioni lavorative (shooting, produzioni, eventi) nel tempo hanno innescato dei meccanismi totalmente perversi nelle dinamiche di questo settore.

L'influenza dei social e la continua pioggia di immagini a cui siamo continuamente sottoposti creano nel M.U.A. l'esigenza di dover stare al passo con questi tempi, con l'unico risultato di diventare inevitabilmente sottoposti alla forte pressione per una continua e ossessiva creazione di materiale da poter pubblicare al fine di riuscire a proclamare al mondo che questo lavoro è quello che facciamo, puntando ad ottenere più consensi (o like) possibili e nella speranza cieca di crearsi delle opportunità.


1. Lavorare con deontologia, pragmatismo e concretezza

Le diverse conseguenze che derivano da questa ondata spropositata di immagini sui social si possono ricapitolare in una unica fondamentale, con i suoi pro e i suoi contro:

TROPPA OFFERTA RISPETTO ALLA DOMANDA
Chiunque veda online un tutorial e sia capace di tenere in mano un pennello si autoproclama "Make Up Artist", ponendosi direttamente come concorrente in ambito commerciale e professionale.

Il Make Up Artist Professionista, che ha alle spalle una lista infinita di studi specifici e settoriali, si vede circondato da una marea di personaggi del tutto improvvisati, che alla base hanno delle "competenze" del tutto insufficienti o altrettanto improvvisate e che non sono nemmeno paragonabili alle capacità del Professionista reale.
Eppure, con il loro make up service a €30 si pongono direttamente come concorrenza, giocando sull'ignoranza del cliente finale, svalutando gravemente un lavoro che viene offerto senza arte nè parte e, nella maggior parte dei casi, completamente in nero.

Se si valuta questa situazione con un minimo di lungimiranza si noteranno sicuramente i lati positivi.
Il trend che sui social ha generato questo triliardo di "lavoratori estemporanei" destinati a spegnersi come fuochi di paglia per mancanza di competenze reali, ha fatto anche sì che il cliente privato venisse a conoscenza del lavoro del truccatore ampliando opportunità lavorative prima relegate nei soli Servizi per lo Spettacolo e, anche se il cliente privato pagherà sulla propria pelle l'errore di non essersi rivolto ad un professionista, imparerà comunque la lezione, cercando poi in futuro il Professionista con competenze reali.



Fretta e pressione sono sempre state cattive consigliere, letali quando abbinate al desiderio poco ragionato di mostrare al mondo ciò che si sa fare o alla necessità di fare gavetta, portando inevitabilmente il M.U.A. a doversela vedere con il TF, IL PAGAMENTO IN VISIBILITÀ E A DOVER PAGARE PER LAVORARE, situazioni spiacevoli di cui ne leggiamo sempre di nuove nella nostra Community di Facebook, in cui ogni giorno vengono segnalate truffe e proposte oscene di ogni tipo.

In questa giungla, il Make Up Artist non deve perdere di vista la "verità essenziale" su cui questo lavoro si basa dalla notte dei tempi: le competenze e la qualità pagano sempre.
A discapito della quantità, a discapito di ciò che altri cercano di ostentare, anche se ci vuole del tempo si sopravviverà alla selezione naturale.
L'unica cosa importante, quindi, è possedere - oltre alle reali competenze di cui sopra - un Portfolio di qualità, essendo il nostro un lavoro in cui, di noi, parlano solo ed esclusivamente le immagini a testimonianza di cosa siamo veramente in grado di realizzare, anche a discapito di un curriculum vitae ricco di esperienze in eventi rinomati o prestigiosi, in cui si è entrati con raccomandazione, in cui si ha "lavorato" gratis o in cui si ha pagato per "lavorare".

Chi sarà in grado di eseguire questo lavoro con una deontologia a sorreggerlo, con pragmatismo e concretezza avrà sempre delle grandi opportunità davanti a sè, perchè chi lavora bene lavorerà sempre.

La saggezza sta sempre nel proporre la qualità sulla quantità, senza mai mettersi al pari del modus operandi di un blogger o di uno youtuber, ma rimanendo sempre nel proprio campo, fedeli all'obiettivo che si vuole perseguire, magari con un buon business e marketing plan.


TF E VISIBILITÀ: QUANDO L'OPPORTUNITÀ CREA UN PRECEDENTE CON CONSEGUENZE CATASTROFICHE

La formula del TF consiste nel lavorare gratuitamente su una produzione video o su un servizio fotografico al fine di ottenere in cambio materiale da inserire nel proprio Portfolio.

Questa formula esercita un innegabile fascino su chi ha, appunto, necessità di creare la propria galleria di immagini commerciali e si rivela essere anche una ottima opportunità per poter realizzare determinati lavori che non ci è possibile realizzare in altro modo a costo zero.

I rischi che questa formula si riveli una grossa fregatura sono però altissimi:
  • rischio di ottenere materiale di bassa qualità, quindi non all'altezza di essere definito professionale, del tutto impubblicabile;
  • rischio di non vedere mai il materiale per cui si è fornita la prestazione a seguito di sparizione o latitanza del fotografo o videomaker;
  • rischio che si venga truffati lavorando gratuitamente su servizi a scopo commerciale (look book, cataloghi, advertisement di vario genere);
  • rischio che l'unico a non essere pagato sia proprio il M.U.A.
É fondamentale, quindi, instaurare questo tipo di collaborazioni con professionisti meritevoli di fiducia, con cui si ha la possibilità di chiarire e definire sempre lo scopo del materiale prodotto.

Il rischio più grande è del precedente che si viene a creare: dare possibilità ad altri professionisti del settore dell'immagine di trovare sempre e comunque Make Up Artist disposti ingenuamente ad offrire il proprio servizio totalmente gratis, limitando in maniera catastrofica la possibilità di guadagno in determinate occasioni.


LAVORARE IN CAMBIO DI VISIBILITÀ, PER LA "FAMA" E ALTRE CONQUISTE MITOLOGICHE

La diffusione della formula TF ha portato anche a quella delle proposte professionali in cambio di una improbabile visibilità o, addirittura, alla nascita di situazioni in cui il Make Up Artist paga per essere presente e lavorare.

La lista di eventi è davvero molto lunga e comprende eventi televisivi con alta risonanza e le nuove fashion week che si svolgono in paesi che potremmo definire insoliti per il mondo della moda che siamo abituati a vedere. Si sta sempre più diffondendo l'abitudine da parte di quelli che una volta erano committenti di chiedere soldi per la partecipazione del M.U.A. anzichè retribuirlo per il lavoro eseguito, vendendo l'evento come un'occasione unica per fare esperienza o come corsi di formazione professionale. 

Se si parla di formazione professionale è inevitabile cadere in un discorso molto, molto complicato per cui è necessario fare sin da subito una distinzione inequivocabile perchè, di fatti, molte Accademie includono da sempre nei propri percorsi formativi stage di esperienza sul campo per i propri allievi, che hanno un grandissimo valore nella crescita del neofita.

É profondamente diverso quando la partecipazione ad un determinato evento o ad una determinata situazione commerciale viene venduta in cambio di soldi e viene richiesto al truccatore che possiede già determinate competenze per svolgere quel lavoro di pagare per poter scrivere sul proprio curriculum vitae di aver partecipato a tale evento, fornendo una prestazione professionale per cui lo stesso dovrebbe invece essere retribuito. 

Se si parla in termini di curriculum, si torna al discorso Portfolio di cui sopra in cui ha valore esclusivo il risultato finale che si mostra e non dove questo viene eseguito.

Analizzando il lato concettuale, per etica e deontologia, se ciò che viene venduto è il valore intrinseco dell'esperienza, allora il M.U.A. dovrebbe e potrebbe tranquillamente limitarsi ad assistere senza fornire alcuna prestazione, come in una qualsiasi Master Class che includa la sola live exhibition del Master, perchè è e dovrebbe essere un meccanismo piuttosto scontato che quando si usano i servizi professionali di un professionista, anche se apprendista, questo debba essere retribuito per legge, anche se stagista o in fase di apprendistato, come in tutti i lavori alla luce del sole in tutto l'universo.

Quando, allora, offrire la propria prestazione in via del tutto gratuita o dietro compenso del committente non è una semplice truffa che mira a sfruttare il M.U.A. ingenuo, ma una reale opportunità di conquistare visibilità?


2. Quantificare e mettere per iscritto su contratto

Qualora il Make Up Artist decidesse di investire i propri beni materiali o professionali in qualcosa che possiamo definire a tutti gli effetti come l'acquisto di un prodotto pubblicitario, intraprendendo quella che diviene a tutti gli effetti un'azione di puro marketing in cui il committente diviene venditore e il truccatore diventa acquirente / cliente, il venditore deve fornire obbligatoriamente un contratto di prestazione in cui le fantomatiche pubblicità e visibilità promesse devono essere pattuite e quantificate nero su bianco, fornendo numeri reali su report before/after ed elencando i vantaggi (credits e logo su brochure dell'evento, sul sito web, sui canali social, pubblicità su misura del professionista garantita su un numero definito di potenziali clienti, diffusione dell'evento a un numero definito di persone, numero di nuovi clienti garantiti come lead nurturing e follow up) che materialmente il M.U.A., in qualità di cliente pagante, acquisirà usufruendo del servizio del venditore.

Chiunque offra un reale servizio quantifica sempre e mette tutto per iscritto normalmente, essendo regola a valore di legge quella di delineare una prestazione offerta su contratto, infondendo anche una piacevole sicurezza in chi decide di acquistare questa categoria di prodotti, avendo nero su bianco la garanzia di non stare investendo in qualcosa che si rivelerà una truffa in piena regola.


Leggi tutti gli altri articoli che parlano di PORTFOLIO!
TF, pagare in "visibilità" e pagare per lavorare: 2 cose che il Make Up Artist deve fare per non essere truffato. TF, pagare in "visibilità" e pagare per lavorare: 2 cose che il Make Up Artist deve fare per non essere truffato. Reviewed by Michela Zitoli MUA on 02:17 Rating: 5

11 commenti:

  1. Come dicono i Finlandesi “Estikatzee” che articolo!
    Brava! Hai toccato tutti i punti salienti!
    Una cosa mi son sempre chiesto, sentendo da colleghi cosa succede in giro: quante volte è giusto accettare di lavorare in TF con una produzione/fotografo? Io quando l’ho fatto mi son sempre dato il limite di 1 volta. Se mi Interessava il progetto per vari motivi, accettavo di lavorare gratuitamente una sola volta. Perché già dalla seconda la vedevo come sfruttamento. Se davvero il progetto mi interessava e magari avevo tempo libero chiedevo comunque un rimborso spese per viaggio e prodotti che era praticamente quasi un compenso pieno. Se non accettavano avevo la prova che mi avevano chiamato solo per sfruttarmi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se si tratta di una produzione video-fotografica a scopo commerciale MAI, se invece si tratta di una produzione a scopo Portfolio per tutti allora si valuta sempre il progetto, ma è fondamentale che sia una prestazione gratuita per chiunque ne prenda parte o sia coinvolto nella realizzazione e solo ed esclusivamente con contratto di prestazione gratuita: http://www.professionemakeupartist.com/2017/10/fare-portfolio-la-collaborazione-in-tf.html

      Elimina
  2. Parole sante!!! Il lavoro in tf personalmente lo accettavo all'inizio della gavetta ma a meno che sia un'occasione importante e da prendere al volo rimango dell'idea che ogni prestazione lavorativa venga retribuita sempre, appunto perché si tratta di lavoro

    RispondiElimina
  3. Assolutamente e pienamente d’accordo.!
    Io mi sono trovata un team di professionisti (del cuore, se possiamo definirlo così) con il quale realizzo collaborazioni continue proprio per ampliare il portfolio, realizzando ovviamente solo progetti che ci interessano davvero.
    se invece vengo contattata da qualche altro professionista valuto il lavoro proposto e se mi convenga o meno partecipare, chiedo comunque almeno un rimborso trasferta.

    RispondiElimina
  4. Mi è capitato (io sentivo puzza di fregatura da chilometri ma volevo fare bella figura con chi mi aveva mandato) di truccare per una fotografa che mi ha fatto dannare tra ritardi e bidoni, per poi trovarmi in mano (dopo mesi) foto inutilizzabili per il portfolio. Avevo chiesto di avere almeno un primo piano carino di ogni modella visto che lavoravo gratis, mi sono arrivate foto evidentemente ritagliate da figure intere, per di più sgranate e fuori fuoco, sovraesposte ecc. Queste foto poi andavano pubblicate su riviste e i soldi se li teneva lei, dando qualcosa alle modelle. Ho perso due giornate per nulla.
    Informatevi sempre benissimo su chi vi propone il tf, chiedete un minimo di portfolio sia dei fotografi che di modelle e modelli (e ovviamente mandate i vostri, se vi chiamano sulla fiducia senza voler vedere neanche mezza foto fatevi due domande). Lo scopo del tf è avere belle foto per arricchirlo, se non ve le possono garantire, cosa lo fate a fare? Per fare pratica? La pratica la potete fare anche a casa con le amiche e magari le foto che gli farete col cellulare saranno meglio di quelle di certi fotografi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. É uno dei motivi per cui consigliamo sempre di fare contratto anche per le prestazioni gratuite... Purtroppo di furbetti ne è pieno il mondo e, ahimè, altrettanto di ingenui.

      Elimina
  5. Innanzitutto ringraziamenti e complimenti a Michela Zitoli che ha di nuovo sviscerato sapientemente un punto dolentissimo della nostra professione.
    Io mi ritengo fortunata, il mio fidanzato è un fotografo professionista ed esclusivamente con lui lavoro in TF ogni volta che dal confronto nasce un progetto che teniamo a realizzare. La gavetta l'ho fatta anche a teatro ed anche in questa occasione ho ben valutato con chi avrei collaborato e , pur essendo novellina, ho sempre richiesto come minimo un rimborso spese. La professionalità paga sempre, infatti in seguito ho avuto anche percentuali sugli incassi. Dal meno esperto al grande professionista affermato, ogni lavoro in quanto tale ha un VALORE e se non si è per primi a farlo valere e rispettare gli altri non lo faranno mai per noi. Chi è professionale l'apprezza e la premia la professionalità!

    RispondiElimina
  6. In Primis complimenti per essere stata così chiara ed esaustiva. Ma sopratutto grazie... Grazie perché questo sito, così come la vostra community su Facebook, offre a tutti noi informazione, possibilità e confronto mettendoci in contatto gli uni con gli altri.. E insieme si diventa sempre più grandi e forti. Continuate così!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per le belle parole, Rita! Professione Make Up Artist non si ferma!!! Abbiamo grandi progetti!

      Elimina

Powered by Blogger.